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Chimica e vita

Eccomi qui dopo più di sette anni (e quando sono passati?) a scrivere ancora qualche parola. Sto portando al termine del percorso di scuola media un'altro drappello di quindicenni e devo dire che quest'anno sono proprio contento del livello raggiunto nel loro acculturamento chimico. 

È probabilmente la prima volta in oramai più di vent'anni di insegnamento che sto riuscendo a dare ai miei allievi un idea abbastanza concreta non solo di cosa sia la chimica con le sue reazioni, con atomi che si muovono e scontrano e molecole che si disfano e si ricostruiscono in continuazione. Ma questa volta anche della connessione tra la chimica e la vita. 

In questi giorni, con classi sorprendentemente attente e molti allievi oserei dire quasi attoniti nel comprendere cosa sono e come si comportano macromolecole come l'emoglobina o di cosa sia l'amido e la sua differenza, davvero minima ma con effetti così grandi con la cellulosa. Con queste lezioni si sono ripresi e riannodati i fili lasciati sospesi delle lezioni di terza media sull'alimentazione e sulle cellule. E non è ancora finita...

Nelle prossime settimane ci aspettano i meccanismi base della genetica, la relazione tra geni e proteine è un obiettivo a portata. Con la consapevolezza (e questa è davvero la cosa più bella) che tutto è comunque chimica! 

Consiglio vivamente di dare un occhiata alla pagina da cui è presa la seguente immagine che abbiamo analizzato in classe. La lettura non è molto lunga e si può scoprire qualcos'altro sui polisaccaridi. Cosa sono? Andate a leggere!




Quattro geni per la parola gene.

L'esistenza dei geni fu ipotizzata per la prima volta da Gregor Mendel, più o meno universalmente riconosciuto come il padre della genetica, e teorizzò la presenza di fattori in grado di determinare alcuni caratteri nelle piante di pisello. Mendel non utilizzò mai il termine gene, ma parlò di caratteri ereditari (o elemente).



L'idea di Mendel fu ripresa da Hugo de Vries, che non conoscendo l'opera di Mendel, nel 1889 creò il termine pangen per identificare la particella più piccola rappresentante un carattere ereditario. Il termine pangen fu una derivazione del termine pangenesi ideato da Darwin come fusione dei termini greci pan (tutto) e genesis (nascita). Dieci anni più tardi, il botanico danese Wilhelm Johannsen ha abbreviato il termine pangen a gene (gen in danese). Lo stesso Johannsen introdusse anche i concetti di genotipo e fenotipo.
Nel 1910, finalmente, Thomas Morgan riconobbe nei cromosomi i portatori dei geni.


Sammy, il ragazzo vecchio


Sammy vive in Italia e all’età di sei mesi i dottori si accorsero che era affetto dalla progeria, una malattia incurabile che causa un invecchiamento precoce. A quel punto i medici dissero ai genitori di Sammy che in media il figlio avrebbe potuto vivere fino a tredici anni.

Oggi invece Sammy ha diciassette anni e vive, scherza con gli amici e va a scuola come tutti i suoi coetanei. Purtroppo la malattia gli comporta molte difficoltà, dapprima l’aspetto da vecchio e poi una struttura fisica molto debole.



Nonostante tutto ciò Sammy è un ragazzo felice, intelligente e determinato e in questo momento si sta sottoponendo a una nuova cura appena scoperta a Boston per rallentare l’effetto della progeria, con la speranza che funzioni.

Sara F.


L'origine del cambiamento

Questa figura da un quadro generale del programma di quarta media di genetica ed evoluzione.


La Regina Vittoria e l'emofilia

In classe avete studiato che il carattere del colore degli occhi nel moscerino è legato al sesso, infatti se un moscerino è maschio, è anche più facile che abbia gli occhi bianchi. La stessa cosa capita negli esseri umani con una particolare malattia del sangue: l'emofilia. Per sapere qualcosa su questa malattia potete andare alla pagina di wikipedia.

Per una semplice spiegazione della trasmissione di questa malattia e quindi dei caratteri legati al sesso, ho trovato questo sito.

Lunga vita a Mister Y, il trasformista

La sua storia inizia molto tempo fa, addirittura 300 milioni di anni orsono, epoca in cui i rettili che diedero origine ai mammiferi, incominciarono appunto a non fare più i rettili ma ad assomigliare sempre di più alle bestie dotate di peli e mammelle che oggi dominano la terra, almeno quella ferma. A quei tempi il nostro protagonista non esisteva ancora, indistinguibile dal suo compagno: erano due cromosomi X, una coppia normale come tutte le altre coppie di cromosomi.

Poi pian pianino l'antico "gene maschile", quello che determinava lo sviluppo dell'animale in un maschio, incomincia a rimanere su uno dei due X e non si trasferisce più sull'altro durante il crossing over. Il crossing over o ricombinazione è quel processo che permette il passaggio di geni da un cromosoma all'altro omologo (quello uguale in lunghezza e tipo di geni contenuti). Avviene durante la meiosi (produzione dei gameti) e serve a mescolare i geni col passare delle generazioni. Mediante questo processo i geni che si trovano su un cromosoma e appartenevano quindi a uno dei due genitori, vanno a trovarsi un po' su uno e un po' sull'altro cromosoma di ogni coppia.

Ecco allora che inizia un processo nel quale i geni che servono al corpo maschile e non servono o magari sono dannosi per quello della femmina, lo raggiungono e rimangono in sua compagnia. Non tornano più sull'altro. Incomincia a nascere in questo modo il nostro protagonista: mister Y.



Un po' troppe informazioni!

L’ individuazione della sindrome di Down è dovuta ad un medico inglese, il dottor Langdon Down che nel 1866 descrisse questa malattia chiamandola mongolismo, per la forma degli occhi degli individui affetti, simile agli abitanti della Mongolia. Oggi questa parola non è più ritenuta corretta, poiché la Sindrome di Down c'è dovunque, in tutte le nazioni del mondo, presso tutte le razze umane, ma anche in alcuni mammiferi.